Per partorire meglio ci vuole coraggio

Per partorire meglio ci vuole coraggio

Per me partorire meglio significa vivere il parto in modo consapevole e attivo. Partorire nel modo in cui ci sentiamo di farlo, essendo parte attiva di questo processo, mettendoci al centro, consapevoli del fatto che il corpo sa partorire ed il bebè sa venire al mondo. Partorire meglio per me significa non subire il parto, ma viverlo a pieno.

Sono consapevole del fatto che voler vivere il parto a pieno necessita coraggio, il coraggio quello vero, quello che ci serve quando ci mettiamo in discussione, quando andiamo oltre, quando lasciamo andare parti di noi che non ci servono più.

 

Scopriamo insieme cosa intendo io per coraggio per partorire meglio.

 

 

Il coraggio di guardare in faccia le proprie paure.

Partiamo dal presupposto che avere coraggio non significa non avere paura, ma semplicemente agire nonostante la paura. Agire per andare verso un qualcosa di diverso dai luoghi comuni. Agire per andare a creare una situazione più in linea con quello che realmente desideri.

Guardare in faccia le paura ci fa anche chiedere “cosa posso fare per non avere più cosi tanta paura”? Ma in primis io ti invito a chiederti di che cosa hai paura. Chiamatela per nome questa paura. Può essere  paura del dolore, delle contrazioni, delle spinte, delle lacerazioni, delle complicanze o di qualsiasi altra cosa.

Comunque devi sapere, che una certa dose di paura è assolutamente fisiologica. La cosa importante è che questa paura non deve pietrificarti, ma farti muovere verso orizzonti inesplorati ancora.

La paura, quella fisiologica, ad un certo punto farà spazio alla voglia di partorire, di conoscere il bebè che per 9 mesi ha abitato la tua pancia. Oltre alla paura troverai una forza di cui non sapevi di esserne in possesso.

 

 

Il coraggio di cominciare ad ascoltarsi nel profondo per capire come si desidera veramente vivere il proprio parto.

Credit Photo Nicole Bonnet Birthing Stories

Credit Photo Nicole Bonnet Birthing Stories

Siamo coraggiose quando decidiamo di prenderci del tempo per ascoltarci, per capire cosa desideriamo noi, aldilà di quello che gli altri dicono che dovremmo volere.

Per capire come vogliamo vivere il parto, partiamo dalla fine: cosa vogliamo ricordare del nostro parto tra 10 anni? Come voglio sentirmi? Come voglio viverlo? Come voglio che siano le persone che mi assistono? Come desidero che sia il mio partner? Bisogna andare oltre la narrativa comune riguardo il parto.

Non dare per scontato che il parto accade in un solo modo, che tutte le donne lo vivono allo stesso modo. Non è cosi. Quindi pensa a come lo vuoi vivere tu!

Una mamma con cui ho lavorato mi ha detto che questa capacità di ascoltarsi è stata una di quelle cose che si è portata dietro anche nel post parto. Chiedersi prima di tutto tu che cosa vuoi è fondamentale cosi come lo è ascoltare anche i bisogni del proprio bebè che non è uguale a tutti gli altri. Voi, come diade, non siete uguali ad altre mamme e bebè. Ascoltarsi si evitano un sacco di frustrazioni.

 

 

Il coraggio di mettere in dubbio le convinzioni che si sono create riguardo al tema parto.

Tutte abbiamo delle convinzioni riguardo il parto. Le convinzioni si creano negli anni, in seguito ai racconti che sentiamo, cominciando dal racconto più importante: quello della nostra propria nascita. Si creano in seguito alle immagini del film o delle pubblicità, in seguito ai racconti sentiti da altre donne.

Insomma, tutte pensiamo di dover correre in ospedale appena si rompono le acque perché i film ci hanno sempre fatto vedere questo. Mettere in dubbio le proprie convinzioni ci apre al desiderio di capire se un modo migliore per partorire esiste.

Per poter mettere in dubbio quello che abbiamo sempre pensato sul tema parto, bisogna cominciare ad informarci in mono obiettivo sulla fisiologia del parto.

Se hai la convinzione di dover correre subito all’ospedale puoi andare a capire meglio come si sviluppa l’inizio di un travaglio fisiologico.

Se pensi che non riuscirai mai a gestire le tue contrazioni potresti andare a vedere se ci sono tecniche che potresti acquisire per riuscire a vivere al meglio il travaglio. Informandoti potresti scoprire che in realtà durante il travaglio sono di più i momenti di paura tra le contrazioni che non i momenti di contrazione vera e propria. Già questo darà un nuovo senso a tutto.

Se invece hai la convinzione che si partorisce solo sul lettino ginecologico, in posizione litotomica, potresti andare a scoprire che in realtà le posizioni dovrebbero essere liberamente scelte dalla madre in quel preciso momento. Verrai a sapere che tante donne preferiscono partorire a carponi, oppure in piedi appoggiate al proprio partner.

 

 

Il coraggio di cambiare idea.

Una volta cominciato questo viaggio di consapevolezza, possiamo anche arrivare al punto di cambiare idea a 180 gradi su una determinata questione, che fino ad allora la davamo quasi per scontata. Ci vuole coraggio a cambiare idea, soprattutto quando magari siamo quel tipo di persona che pensa che cambiare idea significa essere incoerenti e deboli.

Il punto su cui si può spesso cambiare idea, in seguito ad un bellissimo viaggio di consapevolezza, è il desiderio di partorire con o senza epidurale. Se prima di cominciare questo viaggio, pensavi che l’epidurale fosse indispensabile, potresti scoprire che una volta smascherate tutte le convinzioni limitanti, tu non veda più l’utilità dell’epidurale.

Oppure, potresti scoprire che per una situazione tua particolare, tipo un’induzione per motivi validi, l’epidurale è da tenere come jolly e da usare senza troppi pensieri.

Sull’induzione stessa potresti scoprire che non è da demonizzare ma da capire, quindi se prima eri molto contro, con le giuste informazioni potresti cambiare idea e guardarla con occhi diversi, se la tua situazione particolare ti richiederà di usufruirne.

 

 

Il coraggio di andare contro corrente.

Foto - Nicole Bonnet Birthing Stories

Foto – Nicole Bonnet Birthing Stories

Culturalmente esiste un’immagine di parto che difficilmente si riesce a cambiare se non si ha il coraggio di diventare consapevoli delle convinzioni limitanti che ognuno ha riguardo al tema. Quando si comincia questo viaggio ci si rende conto presto che si va controcorrente. Questo richiede una grande determinazione, per poter seguire il proprio pensiero e non lasciarsi più influenzare dalle convinzioni di chi abbiamo intorno.

Io considero che andrai contro corrente proprio nel momento in cui tu deciderai di ascoltarti e di informarti. Si va contro corrente quando si decide di non prendere come dato di fatto tutto quello che ci viene detto dagli altri, ma si passa nel filtro del proprio pensiero e dei propri desideri.

Ci vuole un grande coraggio per essere persone che pensano con la propria testa. Ciò non vuol dire non ascoltare i professionisti che ci assistono nel percorso di gravidanza e nel momento del parto, ma semplicemente vuol dire collaborare con loro e prendendo decisioni insieme a loro, senza delegare al 100% la responsabilità.

 

 

Il coraggio di prendersi le proprie responsabilità.

Parliamo spesso di quanto vogliamo sentirci libere di poter scegliere, ma poi quando dobbiamo passare ai fatti, diventa tutto più difficile. Questo succede perché per poter fare quello che si desidera, bisogna assumersi la responsabilità. Quando poi si decide per se stesse e per il bebè che si porta nel grembo, la responsabilità è doppia. Ecco che cosi ci viene più facile delegare e non assumerci la responsabilità.

Ma non bisogna pensare di doversi assumere delle responsabilità ad occhi chiusi e totalmente da sole. La responsabilità si assume più facilmente dopo che si è informati per bene al riguardo. La responsabilità verra condivisa con chi ti assiste. Quello che io auguro a tutte le donne incinta è di potersi sentire parte attiva di una squadra che collabora in modo ottimale.

Ti prendi la responsabilità quando decidi di chiedere un giorno in più prima di accettare un’induzione.

Ti prendi la responsabilità quando decidi di attendere 30 minuti prima di provare a velocizzare un travaglio che rallenta.

Ti prendi la responsabilità quando scegli un luogo del parto diverso dall’ospedale.

Questi sono solo alcuni esempi.

Sono responsabilità che non ti prendi da sola, ma insieme alla squadra di cui fai parte: partner, ostetriche, ginecologo, anestesiologo. Ti devi sentire parte di ogni processo decisionale!

 

 

È arrivato il momento di guardarti dentro e capire se ne vale la pena trovare il coraggio per prepararti al tuo parto che desideri in modo consapevole.